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Se non qui, dove?

Sottotitolo —

Il coraggio delle mosche bianche.

Da Wikipedia: «Una mosca bianca è, secondo una comune metafora della lingua italiana, una persona o un oggetto con caratteristiche particolari rispetto ai suoi simili, […] La metafora viene anche usata con una specifica connotazione positiva, a indicare che il soggetto è un caso raro per le qualità o i pregi che possiede […]».
Ma la prima qualità necessaria, preciserei io, è il coraggio. Il coraggio, prima, per diventare una mosca bianca e, poi, quello per rimanere tale nel tempo. Perché l’essere diversi, soprattutto se migliori, comporta inevitabilmente il pagamento di un dazio considerevole.
Il successo, nell’accezione più ampia e soggettiva del termine, è sempre frutto di una miscela di talento e fatica, e la fatica, innanzitutto, dev’essere diretta conseguenza di una scelta precisa. Una scelta coraggiosa, appunto, perché la fatica in sé non piace né giova a nessuno.

«Dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa.» (Peter Ferdinand Drucker)

Lo sforzo richiesto, inoltre, è tanto più intenso e prolungato quanto più esteso è il contesto competitivo. E l’Italia, quanto a contesto competitivo, non è seconda a nessuno, almeno a livello europeo. Già, perché il nostro è il Paese con il più basso numero di addetti per impresa (3,8, secondo l’ISTAT, pari a meno di un terzo rispetto a quello tedesco), un aspetto da cui ne derivano molti altri tutt’altro che agevolanti. Primo fra tutti, un numero esagerato di micro-realtà imprenditoriali, costrette a sfidarsi in un agone commerciale, assimilabile a un girone dantesco, nel quale sopravvivere si potrebbe già considerare un grande risultato. A seguire, la pochezza di risorse finanziarie e di investimenti strategici a medio e lungo termine, la scarsità di competenze manageriali, le limitate possibilità di spendere in formazione continua, le molte difficoltà a darsi un’organizzazione per competenze… e via discorrendo. Da qui, tra le altre cose, la ridotta conoscenza e l’altrettanto ridotta sensibilità al tema della comunicazione che, invece, dovrebbe essere spiccata proprio in virtù dell’esasperato — ed esasperante — contesto competitivo di cui sopra. Sì, perché c’è da chiedersi: dove altro, se non tra un’infinità di «mosche nere», vi è maggior necessità, per un’impresa, di conquistare visibilità e trasmettere un messaggio distintivo?
La risposta, teoricamente scontata, deve, invece, fare i conti anche con i risultati del Global Entrepreneurship Monitor 2018 che, a sua volta, conferisce all’Italia il poco edificante titolo di «fanalino di coda europeo» pure sotto il profilo dell’imprenditorialità per una complessa commistione di ragioni strutturali, fiscali, finanziarie, giudiziarie e politiche, ma anche formative e culturali, esprimendo con chiarezza quanto sia difficile fare vera impresa nel nostro Paese e come, qui, molti imprenditori diventino tali più per necessità che per opportunità, vocazione o formazione.
Questo scenario a tinte fosche, tuttavia, rappresenta il classico problema che cela grandi opportunità per chi sa riconoscerle ed è pronto a coglierle. In un contesto competitivo affaticato, poco lungimirante, poco entusiasta e scarsamente innovativo, investire in una seppur semplice, ma efficace comunicazione può davvero fare una differenza enorme tra il crescere e lo sbarcare il lunario (se non il fallire). Certo, occorre crederci, impegnarsi, avere un progetto imprenditoriale chiaro, saper definire delle priorità. E vincere i timori con coraggio.
In questo sta la vera differenza tra un’impresa che punta a garantirsi un futuro e una che si barcamena tra gli eventi. Nel coraggio, prima che in qualunque altra qualità, stanno il valore e la forza di una mosca bianca.

«Vi sono solo due tipi di aziende: quelle che hanno il coraggio di cambiare e quelle che scompaiono.» (Philip Kotler)

Redatto da

Alias Exibit. Appassionato cronico di arti visive come il web & graphic design e la fotografia, realizza siti web, supporti di comunicazione stampati e servizi fotografici in maniera continuativa da un decennio. Per conoscerlo meglio, cliccare qui.

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