Inizio.

Ragione e sentimento.

Utilizzo il medesimo titolo di una celebre opera letteraria di Jane Austen per introdurre il tema di questo post, dedicato, appunto, alle due anime che caratterizzano ogni essere umano: quella razionale e quella emotiva, ugualmente importanti e imprescindibili in qualsivoglia processo creativo.
Due facce della stessa medaglia la cui convivenza può produrre effetti talvolta imprevedibili, non necessariamente sorprendenti né dannosi, ma che rappresentano gli elementi di una miscela che, se padroneggiata con equilibrio, si rivela puntualmente costruttiva.
Le due protagoniste assolute del nostro cervello che, anche dal punto di vista anatomico, ne hanno distintamente usucapito i due emisferi: la razionalità quello sinistro, l’emotività quello destro. Una dicotomia evolutiva che pare voler affermare una contrapposizione e che, al contrario, offre all’uomo una capacità di cognizione, pensiero e costruzione effettivamente unica.
L’interazione di razionalità ed emotività è tanto utile quanto inevitabile nella quotidianità di ogni individuo, ma lo è ancor di più in quella del creativo della comunicazione, chiamato a produrre elaborati capaci di raggiungere più obiettivi contemporaneamente: rappresentare, sintetizzare, esprimere e colpire, ovvero risultare apprezzabili, comprensibili e memorizzabili. Un compito, in definitiva, tutt’altro che facile da svolgere, se assunto con responsabilità, e che richiede uno sforzo mentale traducibile in un processo di elaborazione strutturato e affatto improvvisato.
Inoltre, anche il rapporto tra il creativo e i destinatari dei suoi lavori è fortemente caratterizzato da un dialogo tra razionalità ed emotività: il primo deve, infatti, giungere alla produzione di risultati che siano il frutto di uno studio e di un iter di sviluppo metodici i quali, però, sappiano parlare all’emotività di interlocutori che vogliono e devono farsi un’opinione delle creazioni stesse in maniera istintiva e immediata.
Guardando alla cosa dalla prospettiva del cliente, è chiaramente importante che questo non commetta almeno un paio di errori fondamentali: quello di sottovalutare o, ancor peggio, banalizzare le difficoltà connesse al processo di sviluppo affrontato dal creativo e quello di affidarsi a una figura professionale incapace di dimostrare un approccio metodico e strutturato, supportato anche da una dotazione tecnica all’altezza del ruolo.
Quanto all’approccio metodico e strutturato, va ricordato che questo deve includere, nella fase di sviluppo di una qualsivoglia creazione, un dialogo continuo tra le parti, un aspetto di primaria importanza non di rado sottovalutato dai committenti, come se il creativo, a prescindere dalle sue abilità e determinazione, disponesse di un metaforico cilindro da cui estrarre puntualmente il coniglio perfetto per ogni occasione. Superfluo rimarcare che non è affatto questa la strada per ottenere risultati professionali ed efficaci, mentre è necessaria una continua collaborazione delle parti che si sostanzia in un pari impegno e uno scambio continuo di idee e opinioni.
Proprio come sono chiamati a fare gli emisferi sinistro e destro del cervello del creativo, destinati a ricoprire, rispettivamente, i ruoli di burattinaio e di burattino, in un sincronismo artistico emotivamente efficace — si spera — determinato, però, da un processo metodico e razionale.
In definitiva, il valore di un creativo non si dovrebbe giudicare dalla sua apparente estrosità, bensì dalla capacità di ascolto e di lettura delle cose di cui riesce a dare prova.

«L’arte è l’espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice.» (Albert Einstein)

Redatto da

Alias Exibit. Appassionato cronico di arti visive come il web & graphic design e la fotografia, realizza siti web, supporti di comunicazione stampati e servizi fotografici in maniera continuativa da un decennio. Per conoscerlo meglio, cliccare qui.

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