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La bellezza salverà il mondo.

Per lungo tempo mi sono interrogato sul significato di questa celebre frase tratta da «L’idiota» di Dostoevskij, ma soltanto da qualche anno sono giunto a darne una personale interpretazione. Non so se questa coincida, almeno in parte, con l’intenzione dello scrittore, ma, almeno, queste parole hanno finalmente un senso compiuto per me.
Indagando la mia innata passione per le arti visive, ho compreso che questa è radicata nell’apprezzamento della bellezza nell’accezione più ampia del termine. Moltissime volte mi sono ritrovato a stupirmi di quanto questa ci circondi – soprattutto grazie a Madre Natura – e altrettante a dispiacermi, quando non a indignarmi, per le occasioni perse dall’uomo di contemplarla nelle proprie azioni e creazioni.
Per vissuto personale ho compreso quanto la bellezza possa stimolare nell’uomo sentimenti e desideri positivi e quanto questi ultimi possano, a loro volta, indurre l’uomo a perpetuarla nelle sue attività quotidiane. Mi è capito spesso, per fare un semplice esempio, di trovarmi in luoghi governati da cultura e civiltà, provando non solo il piacere di esserci, ma anche quello di contribuire alla loro protezione. E sono state esperienze del genere a farmi comprendere che si può parlare di ‘cultura del bello’, ossia di un qualcosa che si può respirare, assorbire, metabolizzare e rimettere in circolo a favore proprio e degli altri, esattamente come si può fare, ahimè, con il brutto.
Il valore estetico della bellezza è, tuttavia, soltanto quello superficiale, mentre la sua sostanza e il suo potere risiedono in chi la produce: ordine mentale, profondità di pensiero, impegno, passione, creatività, rispetto, vitalità, sensibilità, sguardo al futuro. Ed è su questo piano che la bellezza merita la massima considerazione, ossia per ciò che rappresenta più profondamente e per la sua capacità di nobilitare sia chi l’ha generata sia chi la sa riconoscere e condividere.
Da considerare, poi, è il fatto che la bellezza può essere ovunque, davvero in ogni cosa: nel profilo cesellato di un’auto, nella sagoma ergonomica di un coltello, nell’ordine di una scrivania, nell’attenta costruzione di un marciapiede, nelle finiture di una costruzione, nella pulizia di un’area di sosta, nel taglio di un abito, nonché nell’organizzazione di un sito web o nella composizione di una foto. Insomma: qualunque cosa, dalla più banale alla più importante, può essere bella o brutta, e sta principalmente a chi la crea o la gestisce scegliere che forma darle. Perché, appunto, è un fatto di cultura, di desiderio, d’orgoglio, di sensibilità, d’amore e di rispetto verso sé stessi e verso gli altri imboccare la strada impegnativa e nobile della bellezza o, al contrario, quella facile e svilente che produce effetti opposti.
La bellezza e tutti i valori che questa esprime migliorano l’uomo, quindi il mondo. Questa è la mia parafrasi del famoso aforisma, nonché la convinzione che mi guida nel piccolissimo del mio fare quotidiano.

Redatto da

Alias Exibit. Appassionato cronico di arti visive come il web & graphic design e la fotografia, realizza siti web, supporti di comunicazione stampati e servizi fotografici in maniera continuativa da un decennio. Per conoscerlo meglio, cliccare qui.

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