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Fotostorie. Val Ferret.

Quando ho fatto questa foto ero davvero di pessimo umore. Per usare un eufemismo. Solo pochi istanti prima avevo ridotto in frantumi Big Stopper, il mio adorato – e abusato – filtro ND da 10 stop con il quale, in un arco di tempo di diversi anni, ho condiviso tante avventure ed emozioni. Nell’eccitata fase preparatoria proprio di questo scatto, l’avevo parcheggiato per qualche istante nella tasca posteriore destra dei miei pantaloni, così da poter affrontare a mani libere altre operazioni preliminari, tra cui la scalata della grossa roccia a bordo fiume sulla quale avrei piazzato il treppiede. Lo sforzo fisico, compiuto nella più assoluta incertezza atletica, mi ha costretto ad appoggiare il posteriore gravandolo di tutto il mio peso per il tempo sufficiente a percepire un terribile «crac» proveniente dalla mia tasca. E dal mio cuore.
Una volta esaurito il vocabolario di imprecazioni, ho dovuto concentrami sulle possibili soluzioni tecniche alternative. Potendo contare ancora su due filtri da 6 e 3 stop, li ho combinati per raggiungere un filtraggio complessivo di 9 stop, recuperandone poi uno aggiuntivo chiudendo il diaframma fino a f/22 (dal momento che, in condizioni normali, avrei scattato a f/16).
Questa combinazione mi ha permesso di ricorrere a un tempo di posa di 20 secondi, più che sufficiente considerata la vivacità del fiume.
A dispetto delle premesse, il risultato è stato fedele alle aspettative, cioè una foto resa interessante, almeno ai miei occhi, soprattutto dall’atmosfera un po’ da fiaba dark prodotta dalla combinazione di rocce, fitta boscaglia e cielo plumbeo, oltre che, naturalmente, dall’effetto generato dal lungo tempo di posa sul corso d’acqua. Photoshop mi ha aiutato a evidenziarla, ma posso garantire che il file RAW generato dalla fotocamera presentava già questa inclinazione.
Si può accedere alla Val Ferret dalla periferia nord di Courmayeur, più precisamente dalle frazioni Entrèves e La Palud (dove si trova anche l’imbocco del Traforo del Monte Bianco). Da qui procede in direzione nord-est, andando a costituire, assieme alla Val Veny, il confine meridionale del gruppo di cime alpine facenti capo al «tetto d’Europa».
Non avendola mai visitata prima, è stata per me una bellissima sorpresa. La valle è ininterrottamente caratterizzata sia da montagne meastose lungo il fianco settentrionale che dalla Doire de Ferret, l’affluente della Dora Baltea della quale ho immortalato diversi scorci, tra i quali questo.
Persone davvero accoglienti e a modo, aria buonissima, pace e cibo ottimo hanno reso la mia seppur breve permanenza in quei luoghi davvero memorabile.

Redatto da

Alias Exibit. Appassionato cronico di arti visive come il web & graphic design e la fotografia, realizza siti web, supporti di comunicazione stampati e servizi fotografici in maniera continuativa da un decennio. Per conoscerlo meglio, cliccare qui.

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